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Anche se la maggior parte della popolazione italiana rimane ancora legata alla tradizione cattolica (74%) come riportato da IPSOS MORI nel 2017, il numero crescente di persone provenienti da paesi di diversa tradizione religiosa ha cambiato la composizione dell'ambiente dei credenti in Italia (3 % della popolazione italiana). Oltre a ciò, sembra necessario segnalare la crescente dinamica che coinvolge il numero di non credenti e di atei/agnostici (23%).

-        Ebrei

36.600

1,9%

-        "Fringe" Cattolici e dissidenti

25.500

1,3%

-        Ortodossi

272.200

13,9%

-        Protestanti

471.300

24,0%

-        Testimoni di Geova (e simili)

425.500

21,7%

-        Mormoni (e simili)

27.200

1,4%

-        Altri gruppi di origine cristiana

6.600

0,3%

-        Musulmani

367.100

18,7%

-        Bahá'í e altri gruppi di tradizione islamica

4.300

0,2%

-        Induisti e neo-Induisti

41.700

2,1%

-        Buddisti

179.000

9,1%

-        Gruppi di osho e derivati

4.100

0,2%

-        Sikhs, radhasoami and derivati

17.200

0,9%

-        Altri gruppi di origine orientale

4.200

0,2%

-        Nuove religioni giapponesi

3.200

0,2%

-        Area Esoterica e “Saggezza Antica”

16.400

0,8%

-        Movimenti del potenziale umano

30.000

1,5%

-        Movimenti organizzati New Age e Next Age

20.000

1,0%

-        Altri

11.800

0,6%

-        Totale

1.963.900

100,0%

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L'arcidiocesi di Catania, diretta dall'arcivescovo Salvatore Gristina, ha battezzato 736.700 su 746.549 abitanti, quindi il 98,7% della popolazione totale.

Vi sono 20 uffici operativi, tra cui l'Ufficio per l'animazione missionaria, l'Ufficio pastorale della carità, l'Ufficio per l'ecumenismo e il dialogo, l'Ufficio per la pastorale delle migrazioni e l'Ufficio per la pastorale dei problemi sociali e del lavoro, Giustizia, Pace e la Salvaguardia della Creazione che si occupano dei vari problemi sociali, come la migrazione, la povertà, la disoccupazione e il coordinamento delle iniziative di solidarietà e la promozione del dialogo interreligioso. In totale ci sono 45 istituzioni religiose maschili nella città, situate nei vari comuni. In totale ci sono anche 12 istituti secolari femminili e maschili.

Il consiglio diocesano per le associazioni laiche comprende 55 associazioni laiche volontarie coinvolte in attività di assistenza sociale. In particolare, 4 case di riposo residenziali, 5 centri di accoglienza, 3 centri di consulenza familiare, gestiti da enti/istituzioni ecclesiastici, sono rivolti a una vasta gamma di utenti: famiglie in difficoltà, poveri, disabili, immigrati, tossicodipendenti.

Il servizio per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso mantiene attualmente relazioni costanti con le seguenti espressioni religiose e i loro rispettivi rappresentanti nella comunità di Catania:

1) Arcidiocesi Santa Ortodossa d’Italia e Malta - Patriarcato di Costantinopoli;

2) Chiesa Ortodossa - Patriarcato di Mosca (Ucraina);

3) Rumeno Ortodosso;

4) Chiesa copta Ortodossa;

5) Chiesa Anglicana "Chiesa di San Giorgio";

6) Chiesa avventista del Settimo Giorno;

7) Chiesa Battista;

8) Esercito della Salvezza;

9) Chiesa Luterana;

10) Chiesa Waldensiana;

11) Chiesa Evangelica Pentecostale;

12) Chiesa Evangelica del Nazareno;

13) Comunità Islamica, Moschea della Misericordia;

14) Moschea della Comunità Islamica via Calì;

15) Comunità Islamica Senegalese;

16) Comunità Indù;

17) Comunità Buddista;

18) Comunità Baha'i;

19) Comunità Congolese.

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La relazione al Parlamento sulle attività delle forze di polizia, sullo stato di diritto e pubblica sicurezza e sulla criminalità organizzata contiene informazioni sui rischi per la sicurezza, per la lotta contro i processi di radicalizzazione e sul numero stimato di combattenti stranieri e degli arrestati.

I dati mostrano che nel 2016 sono state arrestate 375 persone e altre 686 sono state indagate in stato di libertà. 66 misure di espulsione sono state effettuate per ragioni di sicurezza dello Stato/prevenzione del terrorismo contro i soggetti evidenziati per il loro avanzato processo di radicalizzazione o per fornire supporto ideologico alla causa dello Stato Islamico. Tra questi, sono stati anche espulsi 8 ​​Imam e 2 rappresentanti di centri culturali, responsabili di iniziative estremiste e incitamento alla violenza interreligiosa e interrazziale.

Anche una sezione dell'inserto "Esserci sempre", rivista ufficiale della Polizia di Stato, è dedicata alla lotta contro il terrorismo di diverse affiliazioni, in particolare del marchio jihadista, con la ricostruzione delle indagini svolte e le misure prese nei confronti di diversi jihadisti o aspiranti identificati nel territorio italiano.

I dati aggiornati al 2016 mostrano che sul fronte internazionale sono stati arrestati 40 soggetti di cui 37 legati a circoli terroristici religiosi. In particolare:

  • 799 persone erano controllate in Italia;
  • 375 quelli arrestati/destinatari di altre misure precauzionali;
  • 686 sospetti in stato di libertà;
  • 355 le persone espulse o respinte alla frontiera;

1.933 persone con ricerche personali/prevenzione domiciliare e 8 misure di prevenzione adottate.

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L'Europol (Ufficio europeo di polizia) ha un centro dedicato al terrorismo europeo, il Centro Europeo Antiterrorismo, che pubblica annualmente una relazione sulla situazione del terrorismo (religioso o altro) in Europa.

Questo rapporto contiene dati sul numero di attacchi sventati e falliti, sul numero di arresti effettuati, sulle statistiche inerenti procedimenti penali in corso e conclusi e fornisce una panoramica circa le attività di antiterrorismo di Europol.

In Italia, nel 2017, ci sono stati un totale di sette attacchi, molti dei quali hanno espresso solidarietà con i membri che sono stati incarcerati da gruppi terroristici anarchici. Per un altro anno, i terroristi anarchici in Italia hanno usato IED, VOIED e dispositivi incendiari improvvisati (IID) nei loro attacchi. La legge italiana ha arrestato 11 persone in relazione all'attività terroristica anarchica. Il rapporto Europol mostra una panoramica degli attacchi falliti, sventati e completati nel 2017 per l'UE.

In Italia è stato registrato un attacco terroristico classificato come jihadista, 7 attacchi classificati come gruppi terroristici di sinistra o anarchici e 6 non specificati.

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Il campione "Rapporto giovani" - composto da 9358 giovani in rappresentanza di tutte le regioni italiane - riporta:

  • - la stessa quota di ateismo (23,64%) che abbiamo segnalato come dati nazionali elaborati da Eurispes;
  • - mentre la presenza cattolica scende al 48,98%;

- gli altri credi religiosi rappresentano il 18%.

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La stessa tendenza può essere vista osservando la frequenza della partecipazione a riti e celebrazioni religiose:

  • la maggior parte degli intervistati non va mai (25,19%) in Chiesa durante l'anno;
  • Il 37,68% partecipa a riti religiosi solo in occasioni speciali / eventi.

Concentrandoci sul target di età del progetto NORADICA, c'è un aspetto specifico che può essere molto interessante evidenziare: l'indagine “Rapporto giovani” ha chiesto agli intervistati la frequenza della loro partecipazione a riti religiosi quando questi soggetti avevano 16 anni. In questo caso si evince un cambiamento significativo nella partecipazione settimanale ai riti (10,45% dopo i 16 anni, rispetto al 22,41% quando il soggetto intervistato aveva 16 anni).

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La prima importante debolezza è che un sistema basato sulle espulsioni viene attuato solo quando la maggior parte dei sospettati sono di origine straniera, cioè soggetti immigrati di recente o di seconda generazione che, nonostante siano nati o cresciuti in Italia, non hanno la cittadinanza italiana a causa della rigidità delle leggi sulla cittadinanza del paese. Ad oggi, questa situazione sta cambiando: sempre più persone radicalizzate hanno la cittadinanza italiana, acquisita attraverso il periodo di residenza richiesto dalla normativa vigente, e anche il numero di “convertiti italiani” sembra essere in aumento. Si tratta di due categorie che non possono essere espulse e che richiedono il coinvolgimento di attori come le scuole, gli educatori, gli operatori dei servizi sociali e altri membri della società civile al fine di identificare ed intervenire efficacemente in situazioni e contesti in cui sono presenti soggetti a rischio di radicalizzazione o che siano già stati radicalizzati. La seconda debolezza di questa strategia è che, a differenza della maggior parte dei paesi europei, l'Italia non ha ancora trovato una soluzione per contrastare la radicalizzazione e non ha attuato ancora misure di de-radicalizzazione.

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Ai fini della legge, la "radicalizzazione" è identificata come quel fenomeno che porta la gente "a simpatizzare o aderire alle ideologie jihadiste, arrivando all'uso della violenza e del terrorismo, e agiscono tenendo conto di motivi politici e religiosi" (art.1, paragrafo 2).

Il provvedimento, approvato dalla Camera dei Deputati il ​​18 luglio 2017, è volto a regolamentare l'adozione di misure, interventi e programmi per prevenire fenomeni di radicalizzazione e diffusione dell'estremismo violento di matrice jihadista e per promuovere la de-radicalizzazione e l’integrazione sociale, culturale e lavorativa dei soggetti che sono già coinvolti in questo processo. (articolo 1).

Il disegno di legge prevede l'istituzione del Centro nazionale di radicalizzazione (CRAD), all’interno del dipartimento delle libertà civili e dell'immigrazione del ministero dell'Interno, ed è incaricato di coordinare le attività a livello nazionale (articolo 2). Questo Centro elaborerà un piano strategico nazionale annuale per la prevenzione dei processi di radicalizzazione e dei soggetti già coinvolti in questo processo con l’intento di poterli recuperare, definendo i progetti, le azioni e le iniziative da attuare. Con lo scopo di realizzare il Piano Strategico Nazionale, è stata predisposta la creazione di centri di coordinamento regionale sulla radicalizzazione (CCR), presso le Prefetture delle capitali regionali (articolo 3).

Inoltre, è prevista l'istituzione di un comitato parlamentare per monitorare i fenomeni di radicalizzazione e di estremismo violento di matrice jihadista sul territorio nazionale (articolo 4), con particolare attenzione ai problemi inerenti alle donne e ai minori (articolo 5). Il Comitato deve svolgere una specifica attività di monitoraggio sui luoghi di accoglienza o detenzione amministrativa dei migranti e dovrà presentare, su base annuale, una relazione al Parlamento per riferire sull'attività svolta e per formulare proposte o relazioni su materie di sua competenza (articolo 6).

Sono previste attività di formazione specialistiche, consistenti in programmi e corsi volti non solo a fornire informazioni in lingua straniera, ma anche per promuovere il dialogo interculturale e interreligioso (articolo 7). Questa formazione è rivolta, non solo al personale di polizia, ma anche alle forze armate, all'amministrazione penitenziaria, a insegnanti e dirigenti di scuole e università, al fine di attuare interventi volti a prevenire episodi di radicalizzazione nell'ambiente scolastico (articolo 8).

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Con il progetto Identità e pluralità nel dialogo interreligioso, svolto tra agosto 2011 e giugno 2012, abbiamo cercato di stimolare, attraverso il confronto e lo scambio tra fedeli di origine straniera e italiani, una maggiore attenzione all'ascolto e alla disponibilità verso l'altro, riconoscendo il valore aggregativo che la religione ha per gli immigrati e le persone autoctone.  Tra le numerose iniziative progettuali citiamo: incontri con i fedeli nelle diverse comunità religiose, finalizzati alla reciproca conoscenza delle confessioni storicamente presenti sul territorio e di altre di più recente presenza; partecipazione alle feste religiose delle varie comunità come mezzo privilegiato per sviluppare la condivisione; l'organizzazione di tavole rotonde rivolte alle seconde generazioni per analizzare il modo in cui esse si confrontano con le confessioni a cui i loro genitori aderiscono. Al termine delle attività è stato scritto il manuale “Five Steps for a Good Practice”, che descrive i percorsi e i metodi attuati durante il progetto e finalizzati al dialogo interreligioso.

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Il vademecum "Religione, Dialogo, Integrazione" è stato creato nell’ambito del Progetto per la promozione del dialogo interreligioso, promosso dalla Direzione centrale per gli affari religiosi - Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero degli Interni- e finanziato dal FEI, che raccoglie dati e risultati del progetto, riferimenti normativi, informazioni sulle varie confessioni religiose, indirizzi e migliori pratiche, metterli a disposizione delle istituzioni e della società civile per promuovere azioni di dialogo e percorsi di integrazione. Il progetto "si basa sulla convinzione che l'affiliazione (appartenenza) religiosa, espressione fondamentale dell'identità personale, è destinata a svolgere un ruolo essenziale nel processo di integrazione". Si concentra sulla realizzazione di una ricerca / intervento sui principali temi di conflitto e coesione legati al fenomeno religioso.

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Il progetto "L'ora di religione alternativa. Ti apre al mondo”, il quale si è concluso il 30 giugno 2015, ma ha affrontato la grande questione dell'educazione religiosa a scuola. La cooperativa Alisei Coop, in collaborazione con l'Università di Perugia, Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Scienze Umane ed Educazione, ha proposto un impegno e una partecipazione condivisi nel campo dell'educazione scolastica, "una terra in cui il pluralismo religioso deve potersi esprimere, nel rispetto della legislazione che impone alla scuola di organizzare un'ora di religione alternativa al cattolico, come riconoscimento della ricchezza culturale e religiosa di tutte le comunità presenti”. In particolare, nel contesto scolastico, si è tenuta una serie di incontri con i giovani delle seconde generazioni islamiche per approfondire la loro riflessione sulla libertà e l'identità religiosa.

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Con riferimento alle iniziative educative, si ricorda che già a marzo 2011 è stato lanciato il progetto “The Face to Faith”, promosso dalla fondazione “Tony Blair Faith”, per la promozione del dialogo interreligioso e interculturale, coinvolgendo circa 7000 studenti provenienti da 7 scuole medie e un liceo classico tra Catania, Bari, Roma, Treviso, Milano e Torino, che negli anni successivi ha ricevuto numerose adesioni da scuole in Italia. Attraverso l'uso di nuove tecnologie di comunicazione "gli studenti possono dialogare a distanza, da un capo all'altro del mondo, sulla fede e sulle differenze religiose".

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Il progetto “Meet the religions of the world”, lanciato nel 2015, è stato condotto sperimentalmente nella quarta e quinta classe di cinque scuole primarie di Milano con una forte presenza di alunni di origine straniera. L'obiettivo del progetto, che dal 2016 è stato esteso a tutte le scuole che lo hanno richiesto, è trasmettere la conoscenza delle religioni e le differenze con cui i bambini entrano in contatto quotidianamente. Il progetto prevede una fase di conoscenza e discussione e un incontro finale con i rappresentanti delle cinque principali religioni operanti nel territorio (ebraico, cristiano, buddista, islamico, indù).

Nel territorio umbro, dal 2011 ad oggi, Alisei Coop in collaborazione con l'Università di Perugia e con il finanziamento del Fondo europeo per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi (FEI) del Ministero degli Interni, ha realizzato numerosi progetti centrati sull'integrazione e sul dialogo religioso.

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Le iniziative promosse a livello nazionale includono il "Calendario del dialogo - feste comunitarie" per l'anno scolastico 2017-2018, realizzato dalla Commissione sul pluralismo, la libertà e lo studio delle scienze religiose a scuola, istituito al MIUR nel 2015. Il calendario, nel quale sono state annotate le feste delle comunità religiose presenti nel paese, è uno strumento prezioso che le istituzioni educative possono utilizzare come supporto per programmi educativi di approfondimento per riflettere sul tema del dialogo interreligioso.

Nel territorio umbro, dal 2011 ad oggi, Alisei Coop in collaborazione con l'Università di Perugia e con il finanziamento del Fondo europeo per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi (FEI) del Ministero degli Interni, ha realizzato numerosi progetti centrati sull'integrazione e sul dialogo religioso.